Un matrimonio, la Sicilia e quella parola che resta in mente

Immaginiamo un lettore britannico qualsiasi.

Ama il tè delle cinque, segue la Premier League, parla del meteo anche quando non ce n’è bisogno e considera la puntualità una virtù civile.

Naturalmente sono stereotipi. E forse molti britannici non si riconoscerebbero affatto in questa descrizione.

Ma gli stereotipi funzionano così: condensano una realtà molto più complessa e ampia in poche immagini immediatamente riconoscibili.

Mentre fa colazione, quel lettore scorre le notizie sul telefono. Si imbatte in un articolo dedicato al matrimonio tra Dua Lipa e Callum Turner in Sicilia. Dovrebbe essere una notizia leggera. Una storia di celebrità, lusso e mondanità. Poi però nel titolo compare una parola: mafia.

A quel punto il matrimonio passa quasi in secondo piano. Chi scrive, comunica o racconta storie sa che accade spesso. I lettori raramente ricordano tutti i dettagli di un articolo. Tendono invece a trattenere alcune immagini, alcune parole, ciò che colpisce di più.

Non si tratta qui di discutere le intenzioni di chi ha scritto l’articolo. Vale forse la pena osservare un altro aspetto.

Eppure il fatto da cui tutto parte è molto più semplice: un matrimonio tra celebrità in Sicilia.

La domanda interessante allora è un’altra: quale immagine della Sicilia arriva a chi non conosce a fondo l’Isola e la scopre soprattutto attraverso ciò che legge?

Chi vive in Sicilia conosce una realtà fatta di università, imprese, turismo, cultura, ma anche traffico, cantieri e problemi. Molti, certamente.

Sa che intimidazioni, estorsioni ed episodi di violenza non appartengono soltanto ai libri di storia. Ma conosce anche le associazioni, gli imprenditori, le istituzioni e i cittadini che ogni giorno cercano di contrastarli.

È una realtà complessa, contraddittoria, viva.

Il lettore britannico apre un articolo e legge: It was once a place that people were too afraid to visit, a stronghold of Sicily’s murderous Cosa Nostra.

E poche righe dopo: Bagheria (…) was part of the “Triangle of Death”

Prima ancora che entrino in scena gli ospiti, le feste e il matrimonio, il lettore si trova davanti a parole che parlano di mafia, sangue e violenza.

L’articolo del Telegraph, di cui si sta parlando soprattutto per il titolo, racconta in realtà anche una trasformazione: quella di un territorio che, dopo una storia segnata dalla presenza mafiosa, oggi ospita eventi internazionali e richiama l’attenzione di celebrità provenienti da tutto il mondo.

Tuttavia, nelle prime righe, prima ancora che compaiano gli invitati, le celebrazioni e il matrimonio, il lettore incontra soprattutto altro.

Un matrimonio come questo poteva essere raccontato in molti modi. In questi giorni si è parlato delle ville storiche di Bagheria, del richiamo internazionale della Sicilia, del turismo di lusso, dell’arrivo di ospiti provenienti da tutto il mondo.

Al centro dell’apertura finiscono invece le pagine più violente e buie della storia del territorio.

Prima ancora delle celebrazioni, degli ospiti e della Sicilia contemporanea, è quella l’immagine che viene consegnata al lettore.

La domanda, quindi, è molto semplice.

Se un lettore straniero dovesse conoscere la Sicilia soltanto attraverso quelle righe, quanto avrebbe capito della Sicilia di oggi?

Forse il punto non è ciò che il lettore ha letto.

È ciò che ricorderà domani.

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